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Sezione Egizia

Le civiche raccolte archeologiche e numismatiche - La sezione Egizia.
Dal cortile della Rocchetta si accede al sotterraneo, dove hanno sede le sezioni preistorica e protostorica (che spazia dal Paleolitico alla romanizzazione) ed egizia.
La collezione Egizia di Milano riveste una notevole importanza nel contesto delle raccolte egizie italiane sia per l'alto valore dei reperti a livello didattico, specialistico e di ricerca, sia per la sua stessa formazione avvenuta negli ultimi momenti del collezionismo antiquario. I materiali esposti offrono significative testimonianze sulle usanze funerarie e sulla vita quotidiana dell'antico Egitto. Di grande interesse č il "Libro dei morti", o "Libro per uscire al giorno", redatto per Hornefer, un papiro lungo circa sei metri, sul quale sono scritte, in caratteri ieratici (una delle tre scritture, con quelle geroglifica e demotica, in uso nell'antico Egitto), le formule che venivano pronunciate durante il funerale per agevolare il viaggio del defunto.
Ben conservati sono i sarcofagi in legno dipinto, tra i quali spicca quello di Peftiauauyset, con la sua mummia, provenienti dalla regione texana e databili al VII sec. a.c. (XXVI dinastia). Il sarcofago a cassa, in legno d'acacia, e il sarcofago antropomorfo sono decorati da figure di divinitā e da iscrizioni geroglifiche con le invocazioni alle ore del giorno e della notte. Numerosi gli ushabti, le statuine che venivano poste sulla tomba perché potessero aiutare il defunto a svolgere i lavori agricoli nell'aldilā. Le divinitā sono rappresentate da diversi bronzetti: tra questi non mancano le statuette della dea Bastet, ritratta in sembianze di gatto, e del saggio Imhotep, il costruttore della prima piramide, divinizzato dopo la morte. Opere pregevoli dei laboratori di scultura egizi di etā tolemaica sono i modelli in calcare che raffigurano il volto di una donna, di un giovane e di un sovrano. Tra i materiali recuperati durante gli scavi diretti da Achille Vogliano nella localitā di Medinet Madi nel Fayum č la statua in calcare bianco del faraone Amenemhat (XII dinastia, 1842 - 1797 a.C.), noto per i suoi lavori di bonifica e valorizzazione della regione. Insieme ad essa furono portati alla luce anche il ritratto di un principe, la testa di una sfinge di epoca tolemaica e numerose altre sculture in calcare. Dagli scavi di Vogliano, a Tebtynis provengono invece oggetti della vita quotidiana di epoca romana: pettini, giocattoli, fusi, chiavi.

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