Sul corso Garibaldi, in fondo a un breve slargo, è visibile San Simpliciano, la chiesa che, assieme a S. Nazaro Maggiore, a S. Ambrogio e alla scomparsa S. Dionigi, è una delle quattro fondate nel secolo IV dal vescovo Ambrogio. Si tratta di una costruzione romanica, in parte stravolta da interventi moderni, che ingloba i resti della primitiva basilica paleocristiana. La "Basilica Virginum", edificio dedicato alle sante vergini, sorse nel IV secolo, sull'area di un cimitero pagano, ad opera del Vescovo Ambrogio e fu terminata dal suo successore Simpliciano, che vi depose i corpi dei martiri dell'Anaunia, tre evangelizzatori cappadoci inviati nella Val di Non (Anaunia) da S. Ambrogio e là martirizzati per essersi opposti ai riti agrari pagani, e che vi fu sepolto. Nel IX secolo ne presero possesso i Benedettini Cluniacensi e nel 1176 la chiesa divenne famosa per la vittoria di Legnano. Nella campagna del 1176 in cui si decisero le sorti dei comuni lombardi contro l'imperatore Federico Barbarossa, il 29 maggio avvenne lo scontro tra la Lega e le forze imperiali nella zona tra Busto e Legnano: mentre i comuni alleati di Milano erano in difficoltà, l'esercito milanese seppe fronteggiare così egregiamente la situazione da rovesciare a suo favore l'esito della battaglia. Galvano Fiamma, cronista dell'epoca, tramanda la leggendaria notizia, secondo la quale il giorno della vittoriosa battaglia di Legnano (29 maggio 1176), dalla tomba dei martiri trentini si alzarono in volo tre colombe per andare a posarsi sul Carroccio (carro a quattro ruote, trainato da buoi intorno al quale combattevano le fanterie comunali) dei milanesi. A quel punto tutti furono concordi nel ritenere che se la vittoria aveva arriso alla Lega e, soprattutto, ai Milanesi, il merito era stato della protezione divina, avendo come intercessori i tre martiri venerati nella basilica di S. Simpliciano. Il carroccio, simbolo della vittoria comunale, venne offerto come omaggio alla basilica di S. Simpliciano, che ne divenne la custode. Vari gli interventi romanici (tra i secoli XI e XIII) al tiburio, all'abside, alla testata del transetto e al portale. Nel 1517 la chiesa e il convento passarono ai Benedettini Cassinesi che vi restarono sino al 1798, anno in cui il convento fu trasformato in caserma. Nel XVI secolo il campanile fu fatto abbassare di circa 25 metri da don Ferrante Gonzaga, come la gran parte di quelli che sorgevano nelle vicinanze del Castello. La cupola ed i bracci laterali vennero modificati nel 1582. Al 1841 risale il deprecato intervento di Giulio Aluisetti che pensò d'intonacare e semplificare i piloni della navata. La facciata fu ricostruita dal Maciachini nel 1870, nel 1927 alle finestre della facciata furono apposte vetrate di Aldo Carpi raffiguranti "le Glorie del Carroccio". I restauri più recenti, oltre a riportare alla luce parte delle strutture paleocristiane, hanno puntato al ripristino del carattere romanico della chiesa. Nella facciata solo il portale mediano con le due protomi leonine e gli archi frontali, risale al secolo XII; i portali minori e le finestre trifore e bifore sono di Carlo Maciachini. I pilastri fra i portali fanno pensare che la chiesa fosse un tempo preceduta da un portico. L'interno è a croce latina a tre navate con quattro pilastri per lato; il transetto è diviso in due navate. Dell'interno assai ricco si segnalano l'affresco con l'incoronazione di Maria realizzato intorno al 1515 dal Borgognone nel catino dell'abside ed il coro intagliato (1588) sul disegno di Giuseppe Meda. Sulla sinistra dell'abside si entra nel Sacello dei Martiri dell'Anaunia, basilichetta a croce latina con abside semicircolare, minuscolo transetto e cupoletta; la piccola costruzione che potrebbe risalire al IV secolo. Alla chiesa è annesso il bel convento omonimo, oggi sede della Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale, con due interessanti chiostri quattro-cinquecenteschi.