Il complesso monumentale di San Babila, che ora comprende la chiesa con le sue opere parrocchiali, era una volta più articolato e vedeva accanto alla basilica da una parte, affacciante sul corso di porta Orientale, l’attuale corso Venezia, la cappella di Santa Marta, con un vasto spazio cimiteriale, dall’altra, verso il Monforte, la chiesa di San Romano. Quest’ultima, demolita da più di un secolo, ha lasciato aperta tra gli studiosi una discussione, ancora oggi non completamente risolta, circa una prima dedicazione, sua o di San Babila, al Concilium Sanctorum, dato fondamentale per definire l’origine della nostra chiesa.
Negli anni subito dopo la sua fondazione la chiesa assunse sempre più importanza, soprattutto dopo la demolizione delle mura di Massimiano da parte di Federico Barbarossa, che mise a ferro e fuoco la città nel 1162. Venne allora eretta la nuova cinta muraria, più esterna, che inglobò buona parte delle zone dove la città si stava espandendo. Così anche San Babila divenne intra moenia e ampliò la sua area parrocchiale. Se nel 1344 le fu affiancato il già ricordato oratorio cimiteriale di San Biagio, che poi diverrà di Santa Marta, il 24 dicembre 1387, come si è già detto, a conferma del suo importante ruolo nella Chiesa milanese, venne fissato per il 24 gennaio di ogni anno il giorno celebrativo di san Babila e si decise che quella data fosse di festa per l’intera città. Sempre dagli Atti della visita pastorale del 1567 possiamo avere altre notizie sulla chiesa e sulle modificazioni che si erano stratificate nei secoli. Vi mancava il battistero, che era ancora in San Romano, mentre sul lato sinistro della cappella maggiore c’era la sagrestia, costruita alla fine del XIV secolo a spese di Marco Carelli, grande benefattore del Duomo, cui si accedeva dall’ absidiola sinistra. A sua volta questa era collegata alla casa dei sacerdoti e, attraverso un portale di pietra, a un locale della confraternita di Santa Marta. Oltre al già ricordato campanile sulla facciata, che aveva tre campane, nel tempo si era aggiunto “aliud parvum campanile de super capellam maiorem” con una sola campana. Il pavimento era di pietra. In aggiunta all’altare maggiore, posto al centro dell’abside, sulla cui parete era appesa un’ancona “pulcherrima”, gli altari in quegli anni erano sette. Due erano racchiusi nelle absidiole laterali: quello di San Giulio, disadorno, nella sinistra e quello di San Nicola e della Madonna nella destra; quest’ultimo, consacrato intorno alla metà del XIV secolo, dal 1457 era sede della Scuola di Santa Maria delle Grazie.
[Via sanbabila.org website]