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Abbazia di Chiaravalle, navata centrale

Alla periferia sud della città sorge il pregevole complesso monastico cistercense dell'Abbazia di Chiaravalle, fondato nel 1135 da San Bernardo, abate di Clairvaux: da questo nome deriva, infatti, italianizzato, quello attuale.
L'ordine cistercense auspicava il ritorno allo spirito genuino della Regola di San Benedetto, basata sulla la ricerca di Dio tramite la preghiera e il lavoro.
In assoluta solitudine i monaci vivevano una vita di preghiera, in spirito di povertà e nell'ascesi di un duro lavoro manuale.
L'Abbazia di Chiaravalle fu uno dei capisaldi, a partire dal Medioevo, della colonizzazione agricola della Bassa Milanese.
Da Chiaravalle scaturirono l'attività di bonifica dei terreni paludosi e l'avvio di più avanzate pratiche colturali come le marcite, per incrementare la produzione. Tale tecnica utilizza l'acqua proveniente dalle risorgive anche nella stagione invernale. L'acqua di risorgiva, avendo una temperatura che non scende mai sotto i 10° C impedisce il raffreddamento del terreno e consente lo sviluppo della vegetazione anche in inverno permettendo quindi di effettuare sette tagli (ma spesso nove) di foraggio all'anno.
Nelle chiese i cistercensi bandirono gli sfarzi o il dispendio eccessivo, preferendo l'elementarità delle forme e la compostezza del decoro; la costruzione di torri campanarie isolate fu ritenuta superflua, adottando proprio a Chiaravalle l'elegante soluzione della torre inserita nel corpo della chiesa.
L'abbazia di Chiaravalle unisce tipologie costruttive francesi a moduli tradizionali romanico -lombardi come l'uso del cotto, le ampie arcate interne a tutto sesto poggianti su pilastri a base cilindrica.
A chi guardi da lontano, la chiesa appare perfetta nel suo lungo piedicroce, con i robusti contrafforti emergenti dai fianchi, il transetto sporgente e il tiburio da cui si alza l'alta torre nolare, a loggette digradanti, vivace nel contrasto fra il rosso dei mattoni e il bianco delle arcatelle. La torre, che si eleva per 52 metri dal tiburio, è detta affettuosamente dai milanesi ciribiciaccola.
La Chiesa è preceduta da un piazzale chiuso tra due cappelle tardo gotiche , a sinistra la piccola cappella di San Bernardo (1412), in cotto, un tempo riservata al culto delle donne che di norma non potevano accedere alla chiesa abbaziale; all'interno tracce di affreschi attribuiti a Callisto Piazza (sec. XVI). Sul lato opposto si trova una seconda cappella di San Bernardo eretta nel 1762; all'interno pala raffigurante "Incoronazione della Vergine con i Santi Benedetto e Bernardo" di Bernardino Gatti detto il Soiaro (1572), eseguita per l'altare maggiore della chiesa abbaziale, da dove fu rimossa nel 1952. La cappella è inglobata nel lungo corpo di fabbrica già facente funzione di Foresteria.
In fondo al piazzale è la facciata a capanna della Chiesa, aperta in alto da un oculo e da una bifora. La facciata è preceduta da un portico seicentesco, sotto il quale si apre il portale centrale romanico (sui battenti, santi scolpiti a rilievo). L'interno a tre navate, su robusti pilastri, presenta nella controfacciata e nelle navate affreschi del Fiammenghini e, al centro, un ricco coro ligneo intagliato di Carlo Garavaglia del XVII secolo. Nella testata del transetto, in cima alla scala che conduceva all'appartamento abbaziale, una Madonna affrescata da Bernardino Luini (1512); importanti affreschi dell'inizio del XVI secolo, riconducibili a diversi maestri, ricoprono l'interno del tiburio. A destra della chiesa rimangono parti del bel chiostro gotico duecentesco. Della struttura originaria rimangono un lato intero, addossato alla Chiesa e un altro mezzo con una serie di arcate ogivali su colonne binate con alcuni capitelli e raffigurazioni antropomorfe e zoomorfe.
La colonna annodata è tipica dell'architettura claustrale cistercense e simbolo di uno dei valori principale dell'Ordine: l'unità.
Sopra la porta d'accesso si trova un affresco deperito di Gaudenzio Ferrari "Vergine in trono col bambino onorato dai cistercensi" e vicino a destra una lapide con lo stemma dell'abbazia con la cicogna e il pastorale, che attesta la data di fondazione (11 febbraio 1135).
Sui lati ricostruiti del chiostro si aprono il refettorio trecentesco e la Sala Capitolare con graffiti bramanteschi e decorazioni a fresco attribuite ai Fiammenghini.
Dopo una prolungata fase di degrado, seguita alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi e all'allontanamento dei monaci, il complesso è stato restaurato tra '800 e il '900 e , di nuovo dopo la seconda guerra mondiale.

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Abbazia di Chiaravalle, navata centrale