Università Cattolica - chiostro
In Largo Agostino Gemelli si apre l'ingresso dell'Università Cattolica del Sacro Cuore che, dopo i primi progetti di padre Agostino Gemelli del 1907, prese vita nel 1921 con l'approvazione di Benedetto XV, con lo scopo di dare nuovo slancio alla "riconquista cattolica della società civile".
Padre Gemelli acquistò allora l'antico monastero di S. Ambrogio, reso libero dal trasferimento dell'ospedale militare che fino a quel momento vi aveva avuto sede.
Il convento, che si allungava sul lato destro della basilica di S. Ambrogio, venne eretto dai Benedettini nell'VIII secolo e ceduto nel Quattrocento dal cardinale Ascanio Sforza, fratello di Ludovico il Moro, ai frati Cistercensi di Chiaravalle.
Il cardinale ordinò in quell'occasione al Bramante la ricostruzione del convento. Il progetto prevedeva un grande quadrato con quattro chiostri, di cui però furono realizzati solo due: il chiostro ionico (il più vicino alla basilica) edificato sotto la direzione di Cristoforo Solari fino al 1513, e il chiostro dorico, realizzato nel 1620-1630 sul modello bramantesco.
Quando divenne sede della Cattolica, padre Gemelli ne affidò il restauro a Giovanni Muzio (che progettò anche la Triennale di Milano), che vi lavorò per circa un ventennio, dal 1928 alla fine degli anni quaranta, passando anche attraverso la distruzione causata dal bombardamento dell'agosto 1943 e la successiva ricostruzione. Muzio restaurò dunque il complesso e insieme vi aggiunse nuovi edifici, distinguendo chiaramente parti preesistenti e parti nuove, alle quali riservò materiali e soluzioni contemporanee, come le superfici vetrate, testimonianza di una particolare attenzione al razionalismo. A Muzio si devono l'edificio di ingresso su largo Gemelli, con il portale di granito sormontato dalla nicchia contenente la statua di Cristo Re, opera di Giannino Castiglioni, e da un campaniletto; l'ala verso via Necchi; i collegi maschili Augustinianum e Ludovicianum e quello femminile Marianum; le aule che danno su via Lanzone; l'Istituto di Psicologia sul fianco sud; la mensa in via Necchi.
Notevole è il suo restauro dei chiostri bramanteschi; dell'ex refettorio cinquecentesco trasformato in Aula Magna, dove egli volle riportare, da Brera, l'affresco parietale di Callisto Piazza (1545) ispirato alle Nozze di Cana; della biblioteca e della cappella, con le pareti modulate da alte sculture di Manzù.
I lavori di ampliamento del complesso avviati negli anni ottanta hanno portato a notevoli sorprese archeologiche. Anzitutto sono venuti alla luce resti della necropoli romana (I e III secolo) che sorgeva qui, poco fuori dalla cinta muraria dell'insediamento urbano di Mediolanum; poi, il ritrovamento più importante: una vasta struttura circolare in laterizio risalente alla fine del Cinquecento o agli inizi del Seicento, che è stata identificata con la ghiacciaia del monastero cistercense, la "conserva de giazzo" di cui parlano i documenti d'epoca sforzesca. L'eccezionale struttura è oggi a vista nell'aula interrata dedicata al filosofo Gustavo Bontadini.