San Maurizio al Monastero Maggiore, navata centrale
Su Corso Magenta si trova il più vasto ed antico convento femminile di Milano d'origine cinquecentesca, parzialmente demolito nel 1864-72 per l'apertura delle vie Luini e Ansperto; dopo le ulteriori distruzioni del 1943, ne rimangono la Chiesa di San Maurizio, il chiostro d'ingresso, oggi parte integrante del Civico Museo Archeologico, collocato in una porzione dell'antico monastero, e la cripta ora inglobata nel percorso di visita del Museo Archeologico.
La Chiesa di San Maurizio fu iniziata nel 1503, forse su ideazione di Gian Giacomo Dolcebuono (l'architetto che aveva collaborato alla realizzazione del tiburio del Duomo). La facciata, eretta nel 1574-81, fu completata nel 1896, mentre il fianco su via Luini fu sistemato nel 1872 da Angelo Colla.
E' a tre piani divisi da lesene e aperti da tre finestre arcuate al secondo piano e da un occhio circolare al terzo, stile architettonico che si ripete anche sul fianco sinistro.
All'interno il carattere di clausura dell'edificio è palesato dalla divisione netta fra lo spazio iniziale, aperto ai fedeli, e il retrostante coro delle monache benedettine. La pianta della chiesa è infatti un rettangolo allungato, diviso in due vani da un tramezzo che separa la grande aula inclusa nello spazio di clausura delle monache dalla più piccola destinata ai fedeli.
L'edificio presenta una sofisticata fusione di strutture neo-medioevali e lessico classicista. L'aula è chiusa da una volte a botte attraversata da finte crociere. Essa poggia su lunette all'interno delle quali si aprono rosoni strombati che fanno piovere dall'alto una luce scenografica. L'altra fonte di luce proviene dall'interno del loggiato che corre lungo i due lati dell'aula, nella parte delle monache come in quella dei fedeli e contribuisce ulteriormente a movimentare la definizione dei volumi. Le rientranze delle cappelle in basso, in origine, restavano cieche.
Il Coro delle monache, cui si accede dalla terza cappella a sinistra, è occupato al centro da un coro ligneo attribuito a Gian Giacomo Dolcebuono e al centro della parete sinistra da un grande e raro organo di Gian Giacomo Artegnati, con ante dipinte a tempera da Francesco Medici.
Ambedue gli ambienti appaiono rivestiti di preziosi affreschi, in buona parte opera lombarda cinquecentesca di Bernardino Luini e dei figli Aurelio, Giovan Pietro ed Evangelista, oltre a quelle di artisti quali il Piazza di Lodi, Simone Peterzano, noto per essere stato il maestro del Caravaggio, Antonio Campi e altri maestri del cinquecento milanese.
A Luini spettano le storie di S. Caterina nella terza cappella a destra, il decoro del tramezzo divisorio sia dal lato della chiesa dei fedeli che del coro claustrale. Nel tramezzo del coro, storie della Passione (l'Andata al Calvario e la Deposizione). i tondi con figure di sante nella loggia superiore (che si raggiunge attraverso una scaletta al di là del coro) vengono attribuite invece al Boltraffio.
Sulla facciata interna, affreschi di Peterzano con il Ritorno del figliol prodigo e la Cacciata dei mercanti dal Tempio, mentre l'Epifania, inserita sull'altare maggiore dopo il 1578, è di Antonio Campi.
Fin dall'inizio l'architettura è stata concepita per essere rivestita da sgargianti cornici, iscrizioni e pitture. La prima decorazione pittorica della nuova chiesa di San Maurizio, realizzata a partire dagli anni dieci, trasforma l'edificio in un involucro sontuoso. Le maestranze che l'hanno realizzata si mostrano aggiornate sulle novità della cultura più avanzata del tempo: sulle pareti interne del loggiato, contro l'azzurro di un cielo sereno campeggiano mazzi di rami con frutti legati da nastri araldici e le volte presentano finti rosoni, cornici e ornamenti architettonici classici.
I loro colori intrecciati a tarsia, accentuano le valenze cromatiche, secondo la moda dei pittori centro-italiani influenzati dalla Domus Aurea neroniana.
Qualche anno più tardi viene avviato un secondo ciclo di decorazioni
In questo caso, pur mancando ancora testimonianze documentarie dirette, riesce facile individuare committente ed esecutore. A ordinare la decorazione della parete divisoria dal lato dell'aula dei fedeli è Alessandro, figlio di Giovanni Il Bentivoglio, signore di Bologna; il nobile, cacciato nel 1506 quando la città era stata occupata da papa Giulio II, era riparato a Milano dove aveva ottenuto cariche importanti e aveva preso dimora in un palazzo nel quale si conduceva vita brillante e raffinata, animata dalle squisite qualità letterarie della moglie, Ippolita Sforza.
Questi aspetti balzano evidenti nei due ritratti che Bernardino Luini, l'autore degli affreschi, colloca sul tramezzo dalla parte dei fedeli.
La maggior parte dei lavori della terza fase di decorazioni si concentra attorno al 1555 e vengono eseguiti dai fratelli Luini: ritroviamo la data negli affreschi delle cappelle Bergamina e Simonetta nella chiesa dei fedeli e ad essa fanno riferimento l'affresco con le Nozze di Cana nel comparto superiore della prete trasversale della chiesa delle monache e altri interventi in diverse parti della chiesa.
Il 4 settembre 1554 le suore commissionano a Giovan Giacomo Artegnati un organo che viene collocato nel 1557 all'interno della chiesa delle monache. L'insieme di questi interventi denuncia un radicale mutamento della presentazione dell'edificio nel rispetto degli indirizzi imposti dal Concilio di Trento e un adeguamento al nuovo clima improntato a un rinnovato rigore religioso.
Nel 1986 un lascito anonimo ha permesso di iniziare i restauri degli affreschi. I primi ad essere sottoposti all'intervento sono stati quelli di Bernardino Luini sulla parete trasversale della chiesa dei fedeli. Poi, altri doni di singoli o associazioni hanno consentito il restauro delle cappelle della chiesa dei fedeli, mentre il recente contributo della Banca Popolare di Milano ha permesso di ripristinare gran parte degli affreschi della prima fascia della chiesa delle monache che, nel giugno 2004, sono stati restituiti alla città. Gli ultimi interventi hanno fornito preziose informazioni: ad esempi, è emerso che i paesaggi contenuti nei vani laterali dell'aula delle monache sono frutto di interventi realizzati a inizio Novecento. - EN
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