Cenacolo Vinciano - Leonardo Da Vinci - Ultima Cena (zoomify)
1. Bartolomeo 2. Giacomo Minore 3. Andrea 4. Giuda 5. Pietro 6. Giovanni 7. Gesù Cristo 8.Tammaso 9. Giacomo Maggiore 10. Filippo 11. Matteo 12. Giuda Taddeo 13. Simone Zelota
Accanto alla facciata della Chiesa è situato l'ingresso all'ex refettorio dove si trova il Cenacolo Vinciano. La realizzazione dell'Ultima Cena si inserisce nell'ambito dell'ampio rinnovamento artistico e culturale, patrocinato da Ludovico il Moro, che dal 1490 si sviluppa a Milano coinvolgendo in pieno il Convento di Santa Maria delle Grazie. Nel 1495, mentre Donato Montorfano sta ultimando la Crocifissione nel Refettorio, Leonardo riceve l'incarico dal Duca di decorare la parete di fronte con l'Ultima Cena; commissione documentata dagli stemmi che compaiono all'interno di ghirlande vegetali nelle quattro lunette al di sopra della "Cena" e che ricordano appunto i nomi di Ludovico, Beatrice e dei loro figli. L'elaborazione del Cenacolo è abbastanza lenta, nonostante le sollecitazioni del Moro e del priore: Leonardo impiega, infatti, circa quattro anni (1494-1498) utilizzando una tecnica a secco, cioè a tempera, come se si trattasse di una grande tavola (4,60x8,80m). Per prima cosa decide di non affidarsi alla consolidata tecnica dell'affresco, che pur offrendo garanzie per la conservazione, impone il rispetto del tempo nella stesura; ha invece bisogno della massima libertà nella fase esecutiva per correggere, modificare e ottenere particolari effetti cromatici. Inoltre la tecnica dell'affresco non si concilia con il suo bizzarro temperamento che lo porta ad alternare periodi di intensa attività ad altri di completo riposo, come testimonia il racconto di Matteo Bandello che è ospite dei padri al convento e lo vede spesso al lavoro. Benché il tema del Cenacolo fosse raffigurazione tradizionale dei refettori conventuali, l'Ultima Cena è presentata da Leonardo in forma completamente innovativa: non solo è modificata radicalmente l'impostazione della scena, ma la novità più assoluta è data dall'impressionante realismo con cui è narrato l'episodio evangelico. Il fatto evangelico è rappresentato nel momento drammatico in cui Cristo annuncia che uno dei suoi lo tradirà. La scena è illuminata da una luce obliqua che attraversa la mensa cogliendo la parete destra e che riappare nel paesaggio intravisto attraverso le tre porte del fondo; al centro, isolata, è la figura del Cristo, intorno si agitano gli apostoli, aggruppati a tre a tre in vari gesti che caratterizzano in ognuno l'emozione prodotta dall'annuncio del maestro. Si notino nel dipinto anche i rapporti prospettici che tendono prolungare l'ambiente reale in quello figurato. Iniziato nel 1978 e terminato nel 1999, il recente restauro ha inteso recuperare la pittura originale di Leonardo completamente alterata dai precedenti interventi: si trattava quindi di affrontare le numerose problematiche relative al dipinto, da quelle puramente estetiche a quelle strettamente connesse all'ambiente per preservarlo da un degrado futuro, proteggendolo dalle polveri, dai vapori e dall'umidità che risultavano essere le cause principali del continuo degrado. Per raggiungere tale scopo è stato installato un sofisticato sistema di filtraggio dell'aria che impedisce l'entrata e di conseguenza l'accumulo di tutte le sostanze inquinanti nel Refettorio. Il restauro ha coinvolto i due organismi istituzionali milanesi responsabili della conservazione del Cenacolo: la Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio di Milano, che si è occupata del museo e dell'ambiente e quella per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico cui è stato affidato il restauro della pellicola pittorica. Entrambe le Soprintendenze hanno operato in stretta collaborazione con l'Istituto Centrale del Restauro e con istituzioni straniere, cercando di utilizzare le conoscenze e gli strumenti messi a disposizione della cultura scientifica più avanzata nel settore.