Santa Maria presso San Satiro, transetto destro
Lasciata Piazza del Duomo, poco avanti, appartata sulla destra di Via Torino, si trova la Chiesa di presso San Satiro, una delle più note chiese rinascimentali di Milano, legata al nome di Bramante ma quasi interamente ritrascritta e reinterpretata da rifacimenti, soprattutto ottocenteschi.
Il complesso edificio, la cui facciata è stata eseguita solo nel 1871, comprende parti più antiche che si affacciano sulle vie Speronari e Falcone come il campanile (IX secolo è il più antico di Milano) e l'importante Cappella della Pietà (o Basilica di Ansperto), dotata di un rivestimento quattrocentesco all'esterno ma rimasta alla struttura carolingia all'interno (IX secolo).
La basilichetta o sacello di San Satiro, accanto alla quale nel XV secolo è stata costruita la chiesa di S. Maria, sorse prima dell'879 per volere dell'arcivescovo Ansperto da Biassono su un'area di proprietà della sua famiglia quasi come cappella domestica. Nel suo testamento, fatto il 10 settembre 879, l'arcivescovo Ansperto dispose che il sacello, da lui dedicato ai santi fratelli Satiro e Ambrogio (339-397 circa) e a S. Silvestro (314-335), e le sue proprietà formassero un corpo unico e divenissero un ospizio affidato a otto monaci che vi sarebbero stati mandati dall'abate di S. Ambrogio, costituendovi una "cella".
L'attività religiosa e benefica dei monaci della "cella"e della basilichetta continuò regolarmente fino al 25 marzo del 1242, quando si verificò il miracolo della "sanguinazione" del Bambino in braccio alla Madonna, raffigurato nell'affresco che in origine era all'esterno della basilica di Ansperto. Le cronache raccontano di un giovane, Massazio da Vigonzone, che pugnalò il Bambino, e del sangue che sgorgò subito da quell' immagine. Fu l'inizio di una moltitudine di miracoli e di un continuo e crescente affluire di pellegrini. L'incessante afflusso di pellegrini che esprimevano la loro gratitudine alla Madonna anche con varie e cospicue offerte, determinò la necessità di un'onesta e oculata amministrazione, che nel XV secolo fu assunta da una Confraternita. Si deve soprattutto a questa Confraternita se verso il 1470 si cominciò a costruire la Chiesa di S. Maria.
La planimetria della chiesa fu condizionata dal luogo in cui sorge e da una serie di vincoli fisici: Oltre alla necessità di inglobare nella nuova struttura la Cappella della Pietà, risalente all'epoca della fondazione e insieme al campanile unica parte superstite della struttura anteriore, Bramante dovette risolvere l'arduo problema rappresentato dall'esistenza di Via Falcone che aderisce al transetto, limitandolo come una vera barriera . Il muro piatto del presbiterio impediva infatti di costruire l'abside. Da questo impedimento Bramante è riuscito a trarre un capolavoro inaspettato, ideando l'artificio di un illusionismo prospettico che fornisse appunto l'illusione ottica di maggiori dimensioni e una maggiore profondità. Solo in prossimità dell'altare ci si accorge che l'abside in realtà è profonda solo un metro.
Non avendo grandi spazi a disposizione, Bramante organizzò la chiesa come una grande finzione prospettica, simulando vaste proporzioni attraverso la volta a botte della navata, l'illusione del transetto a tre navate, e soprattutto il complesso formato dalla cupola a cassettoni e dal finto presbiterio, sottile struttura in stucco e affresco che simula un profondo coro.
All'altare maggiore è collocato l'affresco votivo miracoloso del XIII secolo, che in origine era all'esterno della basilica di Ansperto. Viene conservato anche il pugnale di Massazio.
Sempre opera di Bramante è il battistero, una cappella ottagonale a due piani ornata di un fregio in terracotta (1482-1483), opera di Agostino de' Fondulis.
All'estremità del braccio sinistro si entra nella Cappella della Pietà, già basilica di Ansperto, con pianta a croce greca al cui centro è una cupoletta ottagona, rifatta nel '400 e sorretta da quattro colonne. Sopra l'altare si trova la Pietà, gruppo di 14 figure in terracotta colorata opera sempre di Agostino de' Fondulis.